sabato 29 giugno 2013

L'ATALANTE (Jean Vigo)



Un film di Jean Vigo. Con Michel Simon, Dita Parlo, Jean Dasté, Gilles Margaritis, Louis Lefebvre, Maurice Gilles, Raphaël Diligent, Claude Aveline Drammatico, Ratings: Kids+16, b/n durata 89' min. - Francia 1934

Appena sposati, Jean e Juliette salpano con il battello fluviale di lui, l'"Atalante". A bordo il marinaio Père Jules tenta di sedurre la donna, così come farà anche un vagabondo. Fuga di Juliette, disperazione di Jean, ritorno della donna.
Realismo poetico con squarci surreali e sfumature anarchiche, L'Atalante è diventato uno dei film più amati della storia del cinema, nonostante gli interventi della censura e l'incomprensione che accompagnò il film al momento della sua uscita. Il regista morì a soli 29 anni di tubercolosi poco dopo la fine delle riprese, e la casa di produzione Gaumont lo tagliò selvaggiamente, riducendolo da 89 a soli 65 minuti; solo nel 1990 sarebbe stato ricostituito nella versione originaria. La trama riprende un soggetto piuttosto convenzionale, che è del tutto sovvertito dall'originalità e dall'audacia della visione registica di Vigo. Cos'altro aggiungere? Che si tratta di un’opera di radicale rottura nel cinema francese dell’epoca, perché è tutta tesa a creare una poesia del quotidiano e degli affetti coniugali che ricorda quella del Murnau di Aurora (seppure in un contesto meno tragico). Che è un film ancora fresco e per nulla invecchiato, con audaci tocchi di erotismo, squisite notazioni comiche e parentesi quasi documentaristiche su una Parigi magica e insolita. Che vi sono molte sequenze entrate nella storia del cinema, dall’immersione sottomarina con la visione del “fantasma” di Juliette (diventata la sigla di Fuori orario) alla scena ambientata nella cabina di Papà Jules che mostra i suoi tesori a Juliette, dai carillons a una marionetta che fa il direttore d’orchestra, alla scena della balera con l’infido venditore che corteggia la donna, fino alla riconciliazione finale nell’emozionante happy ending. Tra gli attori, il più memorabile è certamente Michel Simon, irriconoscibile nei panni del burbero Père Jules con il corpo coperto di tatuaggi, ma anche Dita Parlo e Jean Dasté assolvono al loro compito con la giusta espressività e con un’adeguata prestanza fisica. Ottima colonna sonora di Maurice Jaubert e fotografia di Boris Kaufman, fratello del regista Dziga Vertov. In Francia (e non solo) è divenuto un cult assoluto anche perché è stato amato da molti registi, fra cui Truffaut, che si ispirarono alla lezione di Vigo. "Vigo trasforma la realtà in incantesimo e nel filmare prosa ottiene senza sforzo poesia." (cit. François Truffaut).
Kapu

L'OTTAVO GIORNO (Pascal Van Dormael)


Un film di Pascal Van Dormael. Con Miou-Miou, Daniel Auteuil, Pascal Duquenne Titolo originale Le huitième jour. Commedia, Drammatico , Ratings: Kids+16, durata 118' min. - Francia 1996

Harry, realizzato nel lavoro, ma con una situazione familiare precaria, incontra per caso Georges, un ragazzo down scappato da un istituto. L'uomo lo invita a casa sua e gli si affeziona. Tra i due, diversi sotto ogni punto di vista, nasce un legame molto profondo. Grazie a questo incontro la vita di Harry cambierà radicalmente. 
Commedia dolceamara, con risvolti drammatici e comici, "L'ottavo giorno" ha il pregio di trattare in chiave prevalentemente surreale una vicenda che poteva facilmente cadere in toni sdolcinati. Van Dormael ha una grande inventiva visiva, un senso dell'umorismo sottile e non cede mai ai ricatti del soggetto. Jaco Van Dormael è un regista molto sottovalutato, almeno da noi, non fosse altro perché pochissimi suoi film sono stati visti dalle nostre parti, e soprattutto nel giusto modo (ovvero dando una certa visibilità). E’ proprio la visionarietà del regista a rendere meritevole un soggetto, di suo comunque non male, in immagini, donandogli connotati di una certa rilevanza, grazie ad una padronanza delle immagini rilevante. Un tocco che dona un equlibrio tra i sottotesti drammatici e più leggeri, che funziona davvero bene, senza cadere nella retorica, trovando anzi vie che danno vita a diverse situazioni molto riuscite.Un film che può apparire caricato e pretenzioso, finché, mettendosi in sintonia con il protagonista Georges, non ci rende conto che la cinepresa sta giocando a vedere il mondo con i suoi occhi stralunati, ma acuti e lucidissimi. Una pellicola "diversamente abile" nello sguardo. Un piccolo prodigio.
Kapu

TRISTANA (Luis Buñuel)



Un film di Luis Buñuel. Con Catherine Deneuve, Fernando Rey, Franco Nero Drammatico, durata 105' min. - Spagna 1970.

Orfana, sedotta dall'anziano tutore, lo sposerà. Poi lo lascerà morire.
La giovane Tristana, rimasta orfana, viene affidata all'anziano tutore libertino Don Lope di cui ben presto diventa l'amante. Quando, però, conosce Orazio, un pittore, Tristana se ne va con lui. Due anni più tardi, ammalata, tanto che le devono amputare una gamba, la donna torna da don Lope e lo sposa. Ma quando l'uomo è colto da una crisi cardiaca mortale, Tristana non fa nulla per soccorrerlo.
Un compendio dei temi classici nell'opera di Buñuel: l l'inestricabile groviglio fra il male e il bene nella debolezza della natura umana, l'inutilità di una scelta tra i due opposti poli, la feroce satira del perbenismo. Con impeccabile eleganza. Una storia rigida che ci porta in via drammatica ad una vendetta senza tregua contro l’abuso dell’innocenza. Bunuel sceglie di nuovo la Deneuve, costruendole un bel ruolo a tutto tondo, che si adatta alle sue corde ed al suo fisico in maniera forte e determinante. Una severa messa in scena che però non trascura il racconto anche dal punto vista classico, ma non nascondendo mai le sue frecce contro un sistema religioso e politico a cui non risparmia niente. La vendetta sarà forte e determinata e senza pietà in assoluto, la ragazza tornerà al momento giusto per distruggere l’uomo che ha approfittato della sua ingenuità, e non avrà remore per accoppiare il suo dolore fisico che inciderà nella sua bellezza, alla durezza contro la persona che accompagnerà fino alla morte in maniera determinata. Tratto da un autore preferito dal regista, Galdos, da cui aveva già tratto Nazarin, il regista ha cambiato ambientazione da Madrid a Toledo, rendendo più provinciale la storia, che d’altra parte in questa situazione prende la visione giusta. Una fotografia stupenda a colori apporta quel tocco in più che completa in pieno tutta l’operazione. Il film mette in evidenza il rapporto fra Don Lope e Tristana che si inverte nella seconda parte, mettendo sempre sotto accusa la medio alta borghesia, per cui tutto si fa senza scrupoli e con determinazione quasi violenta
Kapu

L'ISOLA CHE SCOTTA (Luis Buñuel)



Un film di Luis Buñuel. Con Maria Felix, Gérard Philipe, Jean Servais, Raoul Dantes Titolo originale La fièvre monte à El Pao. Drammatico, b/n durata 97' min. - Francia 1959

Nella colonia penale dell'isola di Ojeda, riservata in gran parte a detenuti politici condannati ai lavori forzati, il governatore viene ucciso da un subalterno che poi si dà alla macchia. In attesa del successore, le redini del carcere passano a Ramón Vasquez, segretario dell'ucciso, un giovane idealista desideroso di "cambiare le cose dall'interno". Ines, vedova del governatore, si innamora di Ramón e lo seduce. Quando il governo manda il suo nuovo emissario la donna si sente perduta: si tratta infatti di un suo ex amante in grado di ricattarla. Saputo da Ramón che i detenuti hanno intenzione di organizzare una rivolta, la donna fa in modo di essere lontana dall'isola con il nuovo governatore in modo che questi venga destituito e il posto passi definitivamente a Vasquez. Il destino però ha in serbo per lei un'epilogo più amaro. 
Un melodramma politico, che è abbastanza lontano dalle linee diverse che Bunuel ha sempre nelle sue tematiche, nel senso che corrisponde più ad un film di genere, dove certamente spicca la critica al dispotismo di una dittatura, ma che rispetta una storia, destinata al dramma, che ha le sue pieghe precise. Non si nascondono le linee sensuali della storia, che attraverso il personaggio di Ines vengono fuori in maniera anche forte, almeno per i tempi in cui si è girata la pellicola, che è frutto di una coproduzione messicana e francese, e mette insieme due attori di nome come Philippe e la Felix. Bunuel non ha disprezzato l’arruolamento di divi ed attori di nome, facendo i conti sempre con una realtà produttiva e distributiva che era certamente facilitata dai nomi di un certo rilievo ed ha sempre dimostrato che la convivenza con lo star system non è stato mai un problema per lui, avendo, evidentemente, un approccio facile con l’attore in sé stesso. La storia, pur nella sua classicità, affronta la tematica della tirannia e delle sue inevitabili conseguenze sociali e politiche, la violenza non si fermerà mai e solo il gioco occulto è padrone delle situazioni. Il film ha una direzione di fotografia firmata da Gabriel Figueroa che è a dir poco stupenda, un bianco e nero che mette in risalto in maniera unica il paesaggio e la natura in maniera estasiante, le riprese interne sono arricchite da stupende trovate che arricchiscono e danno un significato forte a tutta la ripresa, come la scena di Philippe la Felix vista da una finestra attraverso il volteggiare di una tenda velata di nero.
Kapu

venerdì 28 giugno 2013

NOTTURNO BUS ( Davide Marengo)

Locandina Notturno Bus












Un film di Davide Marengo. Con Giovanna Mezzogiorno, Valerio Mastandrea, Ennio Fantastichini, Anna Romantowska, Roberto Citran,  Francesco Pannofino, Ivan Franek, Antonio Catania, Iaia Forte, Marcello Mazzarella, Manuela Morabito
Commedia, durata 104 min. - Italia 2007. uscita venerdì 11 maggio 2007

Franz è un conducente di autobus che anche nella vita ha sempre guardato nello specchietto retrovisore. Una notte sul suo bus deserto incontra per caso Leila, una ragazza in fuga coi boccoli rossi e i piedi scalzi. Non fa in tempo a negarle una sigaretta che la donna si è già liberata della sua parrucca e si è infilata nel suo letto, ma soltanto per avere un posto in cui passare la notte e nascondersi. L'affascinante donna con gli occhi da gatta è infatti una scaltra e bugiarda truffatrice il cui primo colpo risale ai suoi tre anni. Inseguita da una coppia di grotteschi killer, il caciarone iperviolento Garofano, e il laconico e spietato torturatore dallo stomaco debole Diolaiti (che ricorda un po' la coppia pulp Vince Vega/ Jules Winnfield), oltre che da un romantico agente dei servizi segreti, la ragazza cercherà protezione sull'autobus notturno di Franz "cuor di leone" (come lo chiama lei). Lui, filosofo mancato, "normalmente vile" e braccato a sua volta per debiti di gioco da un energumeno fondamentalmente buono di nome Titti, cercherà con scarsi risultati di resistere a quello che dopo anni di terapia ha inquadrato come il prototipo della donna sbagliata.
Sui toni della commedia sentimentale si dipana questo noir italiano tratto dall'omonimo romanzo di Giampiero Rigosi, che dalla pagina allo schermo ha visto un cambio d'ambientazione dalla forse più "noir" città di Bologna alle strade umide e deserte della notturna metropoli romana, ottimamente fotografata in toni bluastri da Arnaldo Catinari. Dietro la macchina da presa c'è Davide Marengo, al suo esordio nel lungometraggio di finzione, ma già navigato regista di videoclip musicali (Fiori d'arancio e L'ultimo bacio di Carmen Consoli) e soprattutto del documentario sulla musica popolare pugliese Craj (Premio "Lino Miccichè" al Festival di Venezia 2005), che dimostra di sapersi muovere con disinvoltura nel territorio del cinema di genere, o sarebbe meglio dire "di generi": Notturno bus riprende infatti gli stilemi del noir nell'oscura ambientazione urbana e nei personaggi (la fascinosa femme fatale che trascina la sua vittima maschile in un turbine di corruzione e peccato), e li amalgama senza forzature con i toni da commedia gangsteristica grottesca e quelli da commedia sentimentale. Merito anche di un cast all'altezza della situazione, che va dal malinconico loser Valerio Mastandrea, disilluso per eccellenza tra gli attori italiani, a una sorprendente Giovanna Mezzogiorno (lontana dai consueti ruoli fin troppo "urlati" e isterici), fino ad arrivare a una galleria di eccellenti comprimari (il divertente Pannofino, il gelido Citran e il nostalgico Fantastichini). Tra inseguimenti da action movie e una brillante ironia da commedia all'italiana, Notturno bus è la dimostrazione che in Italia è possibile una commistione di generi che, senza prendersi troppo sul serio, omaggia con autoironia, buon senso del ritmo e dei tempi cinematografici, e un tocco comico prettamente nostrano, ciò che sembrerebbe esclusiva degli americani.

tres

CAOS CALMO ( Antonello Grimaldi)

Locandina Caos calmo












Un film di Antonello Grimaldi. Con Nanni Moretti, Valeria Golino, Alessandro Gassman, Isabella Ferrari, Blu Yoshimi,  Hippolyte Girardot, Kasia Smutniak, Denis Podalydès, Charles Berling, Silvio Orlando, Alba Rohrwacher, Manuela Morabito, Roberto Nobile, Babak Karim, Blu Di Martino, Beatrice Bruschi, Sara D'Amico, Babak Karimi, Antonella Attili, Roman Polanski, Valentina Carnelutti, Nestor Saied, Anna Gigante, Cloris Brosca, Dina Braschi, Tatiana Lepore, Stefano Guglielmi, Ester Cavallari
Drammatico, durata 112 min. - Italia 2007. - 01 Distribution uscita venerdì 8 febbraio 2008. 

Pietro Paladini ha fatto una promessa. Ha promesso alla sua bambina di aspettarla davanti alla scuola fino alla fine delle lezioni. Lara, sua moglie, è morta improvvisamente l'estate scorsa e Pietro non sa decidersi a soffrire, non sa decidersi a ripartire. Seduto su una panchina, giorno dopo giorno riceve le visite e le rivelazioni dolorose dei colleghi, turbati da una fusione aziendale, e dei familiari, preoccupati per il suo stato di "arresto". Trasgredite le regole dell'efficienza e della produttività e abitato da una sorprendente calma, Pietro resta in attesa del dolore e della vita dopo il dolore.
Caos Calmo, tratto dal romanzo omonimo di Sandro Veronesi, non è un film "autosufficiente" perchè per afferrarlo è necessario affiancare alla visione una ricognizione della fonte letteraria. Eppure proprio in questa "dipendenza", in questa assenza di "autarchia" cara al Moretti in Super8, risiede il valore del film di Antonello Grimaldi. Troppe pagine di Veronesi non corrispondono esattamente al cinema, troppe cose che sono nominate non possono essere viste, perché tutto accade nella testa del personaggio, è Pietro Paladini a prevalere sull'intreccio e l'intreccio non esiste se non attraverso la sua costruzione. Primo ostacolo per Grimaldi è stata l'esteriorizzazione dell'interiorità, che non ricorre mai o quasi mai alla soluzione più ovvia della voce fuori campo. Ecco allora che il paesaggio interiore di Paladini, impossibile da palesare, si costituisce indirettamente attraverso una scelta marcata e ricca di conseguenze sul piano narrativo: Nanni Moretti, la cui presenza attoriale raccorda il film di Grimaldi alle sue opere. Moretti ha costruito il suo cinema come un sistema di segni e di rinvii (le scarpe, un bicchiere d'acqua, un aforisma), che si configura come un linguaggio per iniziati, qualcosa che costantemente si implica e si richiama. Moretti si muove dentro un orizzonte di aspettative condivise da una parte del pubblico italiano, che si imbarazza per la "scena di sesso" con la Ferrari, già sconcertato da quella con la Morante (La stanza del figlio). Impegnati a dissertare sulla sua incompetenza copulatoria, ai detrattori è sfuggito il vistoso ripiegamento dell'ego morettiano, che non predica più e non ha più certezze ma che ha bisogno di fare ordine, di compiere, muovendosi da fermo, un percorso di conoscenza e di indagine razionale sulla insostenibile leggerezza del dolore. L'inestricabile garbuglio interiore di Paladini/Moretti e il caotico pasticcio della varia umanità che si confessa sulla sua panchina trasformano il dolore in momento dialettico. Se nella Stanza del figlio la cognizione del dolore è asociale, in Caos Calmo è precipitato in uno spazio di socialità. Dove c'era nichilismo e chiusura adesso c'è apertura al possibile. E dopo gli abbracci è il tempo della differenza: Pietro Paladini potrà fare i conti fino in fondo col significato che ha il (non) dolore per lui. L'unica sequenza che non ha bisogno di essere integrata col romanzo è quella "occupata" da Roman Polanski. La sua entrata in scena è la semplice e geniale risposta di Grimaldi al silenzio della pagina scritta. Perché Polanski è immagine che parla.

tres              

CARO DIARIO ( Nanni Moretti)

Locandina Caro diario












Un film di Nanni Moretti. Con Nanni Moretti, Silvia Nono, Renato Carpentieri, Antonio Neiwiller, Giulio Base,  Jennifer Beals, Antonio Petrocelli, Moni Ovadia, Riccardo Zinna, Marco Paolini, Giampiero Albertini, Elena Safonova
Commedia, durata 100 min. - Italia 1993

Diviso in tre momenti distinti, il film di Moretti è giunto nelle sale a distanza di quattro anni da Palombella rossa. Nel frattempo ha interpretato Il portaborse e diretto il film-documento La cosa. Nella prima parte di Caro diario, intitolata In vespa, siamo a Roma nel mese d'agosto. Il personaggio-protagonista girovaga, cercando quartieri e luoghi inusuali. Va al cinema e vede, oltre a un film italiano minimalista sulle sconfitte presunte della sinistra e del '68, Henry-Pioggia di sangue. Trovandolo brutto e troppo violento, decide di fare un terzo grado a un critico, che ne ha scritto le lodi con un linguaggio pseudo-colto e incomprensibile (piccola apparizione di Carlo Mazzacurati). Dopo aver osservato delle coppie ballare il merengue, incontra Jennifer Beals. Infine visita il luogo dove è stato ucciso Pier Paolo Pasolini. Nella seconda parte, Isole, la più disimpegnata e divertente, incontra un amico che non ama la televisione. Insieme girano le isole Eolie fino a quando la tranquillità e la solitudine non fanno esplodere l'amico, che si converte a Beautiful e a Chi l'ha visto?e fugge verso il continente. La terza parte, Medici, è invece la cronistoria, con una ripresa iniziale autentica, della lunga malattia che Moretti aveva contratto. Diagnosi e medicine sbagliate, medici poco disposti ad ascoltare. Poi il paradosso finale: quella che sembrava una malattia della pelle era un tumore benigno e i sintomi erano riportati da una semplice enciclopedia medica. Lineare e semplice, questo film di Moretti conferma l'originalità e la suggestiva visione cinematografica dell'autore. Bravo Renato Carpentieri. Il regista ha ottenuto la Palma d'Oro al Festival di Cannes.

tres                

AND NOW... LADIES & GENTLEMEN (Claude Lelouch)

Locandina And now... Ladies & Gentlemen












Un film di Claude Lelouch. Con Jeremy Irons, Thierry Lhermitte, Alessandra Martines, Claudia Cardinale Titolo originale And now... Ladies and Gentlemen. Commedia, Ratings: Kids+13, b/n durata 95 min. - Francia 2002.

 Un ladro gentiluomo inglese, per evitare la cattura da parte della polizia, decide di partire per un viaggio in barca intorno al mondo. Arrivato in Marocco è costretto però a sbarcare e fermarsi lì, a causa di un attacco di amnesia dovuto ad un tumore al cervello non diagnosticato. Lì incontra una giovane cantante, affetta dallo stesso problema di memoria, anche se nel suo caso le cause sono più che altro psicologiche. I due imbastiscono una relazione d'amicizia e, forse, anche d'amore, finchè il ladro non viene accusato di un furto ed è arrestato. Verrà poi operato al cervello, mentre la cantante si dirigerà verso una collina a chiedere aiuto a una donna mitologica.
Lelouch, puntuale come un orologio svizzero, sforna un film all'anno e ci propina, ormai da troppo tempo, l'ennesima variante dello stesso tema: le difficoltà di relazione uomo-donna, le vicissitudini del destino, gli scartamenti del caso. A tratti riesce pure a divertire, ma molto più spesso è la noia che affiora, e si fa palpabile la difficoltà di seguire il fiume di parole che esce dalle bocche degli attori (un Jeremy Irons spaesato ed una Patricia Kaas alla sua prima esperienza, dopo i trionfi da cantante). Ormai i film di Lelouch sono fatti talmente in serie che sembrano girati da suoi epigoni, più che da lui stesso: una fine ingloriosa, per chi aveva fatto dell'emozione e del sentimento la base della propria arte.

tres

I PONTI DI MADISON COUNTY (Clint Eastwood)

Locandina I ponti di Madison County


















Un film di Clint Eastwood. Con Clint Eastwood, Meryl Streep, Annie Corley, Victor Slezak, Jim Haynie, Sarah Kathryn Schmitt, Christopher Kroon, Phyllis Lyons, Debra Monk, Richard Lage, Michelle Benes, Alison Wiegert, Brandon Bobst, R.E. 'Stick' Faessler, Pearl Faessler
Titolo originale The Bridges of Madison County. Sentimentale, Ratings: Kids+13, durata 135 min. - USA 1995.

Nel caldo torrido dello Iowa dell'estate del 1965, Robert Kincaid, fotografo di mezza età del National Geographic, giunge a una vecchia fattoria in mezzo ai campi per chiedere indicazioni sui ponti di Madison County, che egli dovrà fotografare. Conosce così Francesca Johnson, donna di casa e madre di due figli, una quarantenne italiana un po' dimessa e rassegnata. Complice l'assenza del marito e dei figli, partiti per una fiera del bestiame, i due fanno amicizia e in breve il loro incontro si trasforma in un'autentica e profonda passione. Ma la loro intensa storia d'amore con il ritorno della famiglia giunge a un bivio: seguire le ragioni del cuore o restare ancorati alle proprie responsabilità e agli affetti ormai consolidati. Abbandonata da tempo la 44 magnum, Clint Eastwood dà prova, qui nel doppio ruolo di regista-attore, di sensibilità, eleganza e stile nel trasporre sullo schermo l'omonimo romanzo di Robert James Walker, duettando romanticamente con Meryl Streep e probabilmente anche fuori dal set, come hanno fatto intendere le cronache pettegole di Hollywood.

tres              

CHE FINE HA FATTO BABY JANE? (Robert Aldrich)

Poster Che fine ha fatto Baby Jane?  n. 1


















Un film di Robert Aldrich. Con Bette Davis, Joan Crawford, Maidie Norman, Victor Buono, Anna Lee,
Titolo originale What ever Happened to Baby Jane?. Drammatico, b/n durata 132' min. - USA 1962.

Jane Hudson (Davis), ex bambina prodigio frustrata dagli insuccessi, vive da trent'anni in una vecchia casa con la sorella Blanche (Crawford), già diva degli anni '30, paralitica dopo un incidente d'auto. Tra le due sorelle c'è un perverso rapporto sadomasochistico. Gioco al massacro tra una vittima che diviene carnefice e un carnefice che si trasforma in vittima, in bilico tra il melodramma e l'horror, è un capolavoro del grand-guignol cinematografico, detestato da molti che lo considerano una vetta del Kitsch violento. È difficile, però, non ammirare il linguaggio rigoroso e stilizzato di R. Aldrich, la sapiente sceneggiatura di Lukas Heller (da un romanzo di Henry Farrell del 1960), la straordinaria recitazione del trio principale, la dimensione gotica dell'atmosfera narrativa. 3 nomination agli Oscar: B. Davis, V. Buono, la fotografia di E. Haller. Fu tale il successo del film che ne fu tratto un "musical".AUTORE LETTERARIO: Henry Farrell

tres

giovedì 27 giugno 2013

JUHA (Aki Kaurismäki)



Un film di Aki Kaurismäki. Con Elina Salo, Kati Autinen, Sakari Cuosmanen, André Wilms, Markku Peltola Titolo originale Jurha. Drammatico, durata 77 min. - Finlandia, Germania, Francia 1999

Un film muto, in un magnifico bianco e nero, per raccontare una storia d’amore, tragica e ineluttabile. Una straordinaria prova d’autore firmata Aki Kaurismäki
Dopo un lungo corteggiamento, Juha convince Marja a convolare a giuste e tristi nozze. Insieme, vanno a vivere in una fattoria alla periferia della città lottando ogni giorno contro la povertà. Un giorno arriva Shemeikka, uomo ricco e senza scrupoli, che si è fermato alla fattoria perché in panne con la macchina. L'uomo è attratto da Marja, e alla prima occasione la porta via con sé. 
Drammatico, umoristico, tendente al “nero”: la straordinaria prova di un autore davvero diverso e originalissimo, ha stimmate chapliniane. Senza parole, con la sola forza delle immagini. È “Juha”, il nono lungometraggio del finlandese Aki Kaurismäki, laconico autore dal cuore caldo malgrado latitudini ghiacciate e un nichilismo quasi naturale. “Juha” è un melodramma raffreddato che riesce comunque a far esplodere una storia d’amore tragica e ineluttabile. I volti kaurismäkiani trattengono a stento le lacrime, mentre i singhiozzi sono ingoiati dalla scelta stilistica del “muto”, immagini innocenti con le quali il cinema aveva mosso i suoi primi passi. È la quarta trasposizione del romanzo “La schiuma delle rapide” di Juhani Aho, il “Manzoni di Helsinki”, ambientato nel ’700: Kaurismäki lo riadatta alla sua maniera, infiltrandolo di numerose citazioni letterarie e cinematografiche (da Kafka a Sam Fuller). Muto, dicevamo, e rigorosamente in bianco e nero, magico senza bisogno di fuochi d’artificio, antico senza essere retrò. E interpretato da magnifici attori di scuola nordica (asciutta) tra cui i fedeli Kati Outinen (la mai dimenticata “fiammiferaia”), Sakari Kuosmanen, Elina Salo e André Wilms: nuvole in viaggio dentro un universo dove la tenerezza da innamorati di Peynet è costretta a lasciare il campo a uno schiacciante pessimismo a senso unico, con divieto di svolta. Dedicato a Matti Pellonpää (l’amico e compagno di lavoro del regista morto prima del tempo per più che probabili cause alcoliche), il film è stato distribuito dalla Key Films. Un critico ha affermato a proposito di quest'opera (che tra l'altro è l'unico film contemporaneo che ha aperto le Giornate del cinema muto di Pordenone!) : "Possiede il gusto del nitrato d'argento, ricorda il tempo dell'innocenza del cinema". Senza retorica. Senza giochetti intellettualistici. Con una regia impeccabile, ma mai fine a se stessa. Ecco il Cinema di Aki Kaurismaki. Un capolavoro assoluto.
Kapu

IL GIORNO IN PIU' (Massimo Venier)

Locandina Il giorno in più












Un film di Massimo Venier. Con Fabio Volo, Isabella Ragonese, Camilla Filippi, Roberto Citran, Pietro Ragusa, Luciana Littizzetto, Lino Toffolo, Stefania Sandrelli, Jack Perry, Valeria Bilello, Stella Pecollo, Paolo Bessegato, Roberta Rovelli, Anna Stante, Irene Ferri, Micaela Murero, Daniela Dimuro, Nick Nicolosi, Franco Ghibaudi, Hassani Shapi
Commedia, - Italia 2011. - 01 Distribution uscita venerdì 2 dicembre 2011

Giacomo Pasetti ha quarant'anni, molte donne e poca voglia di impegnarsi. Single a Milano è lasciato malamente dalla fidanzata di turno che sognava un amore maturo e le chiavi di casa. Abile osservatore del prossimo ha sempre la battuta pronta e una donna di riserva per scaldarsi le notti. Intorno a lui, madre, amici e colleghi provano a responsabilizzarlo, descrivendogli le gioie del matrimonio e della paternità. Ma niente sembra davvero emozionarlo tranne forse quella ragazza sconosciuta che ogni mattina incontra in tram e da cui proprio non gli riesce di staccare gli occhi. Turbato dalla sua grazia racconta a tutti di essersi finalmente innamorato e legato a una giovane donna di nome Agnese, quietando per qualche tempo il desiderio di chi lo voleva accasato. Una mattina però l'ideale Agnese lo inviterà a scendere dal tram per un caffè rivelandogli di chiamarsi Michela e di essere in partenza per New York. Dopo una cena e un primo lungo bacio, Giacomo la raggiungerà a sorpresa negli States per convincerla e convincersi che forse davvero l'amore 'è una cosa meravigliosa'.
Non è la prima volta che Fabio Volo presta volto e 'anima' a un protagonista rampante, infedele e persuaso di avere il mondo in mano almeno fino a quando non scopre di essere malato (Uno su due), non viene scoperto con un'amante (Bianco e nero), non si scopre innamorato. Nella Milano di Massimo Venier, dove il regista ha diretto la leggerezza ironica di Aldo, Giovanni e Giacomo, il personaggio di Fabio Volo è di nuovo un uomo solo, chiuso in un egoismo prodotto dall'autoaffermazione e da un'eccessiva vocazione alla menzogna. Giacomo Pasetti mente, non dice la verità o la dice solo in parte. Non necessariamente per malafede ma perché non ha idee chiare sui suoi programmi esistenziali e sul modo più giusto di affrontare la vita. Venditore (di fumo) nato, pratica la 'comunicazione efficace', indovina quello che gli altri vogliono tacere e raggiunge immancabilmente l'obiettivo, sorvolando la vita di chi lo ama, passando oltre il prossimo e trascurando chi è condannato (Silvia) o perdente (Dante).A farlo 'deragliare' dai binari della pochezza, convertendolo all'amore, proprio come in un romanzo rosa, sarà la scettica Michela di Isabella Ragonese, che ha letto i 'classici' e non crede nel lieto fine, almeno da questa parte dell'oceano. Perché in America il film di Venier perde il pessimismo e guadagna in euforia e cliché, 'parafrasando' le convenzioni della commedia americana, dove il lenzuolo arriva all'altezza delle spalle e uno dei due amanti si imbarca verso una meta troppo lontana, dove avviene sempre un litigio e un'incomprensione di troppo fa girare i tacchi a lei e lascia in silenzio lui, dove ancora una folata di vento trova sempre un messaggero romantico, una riconciliazione e un happy end. Trasposizione del romanzo omonimo di Fabio Volo, che nel 2007 raggiunse a colpi di aforismi il milione di copie vendute, Il giorno in più piacerà a chi piace 'ritrovarsi' e identificarsi. Magari proprio con quel personaggio convinto e sicuro di sé che ha solo desideri e mai progetti. Un uomo che ha (ancora) paura di crescere e schiva gli impegni che limitano il suo sfrenato solipsismo, che ha Stefania Sandrelli come mamma, Hassani Shapi come consigliere, Luciana Littizzetto come collega, che è un inguaribile narciso e scopre un attimo prima dei titoli di coda che è la normalità la vera rivoluzione. Se Venier taglia e 'affina' il qualunquismo letterario di Volo, legando in maniera efficace l'intreccio sviluppato tra Milano e New York, Il giorno in più resta una commedia conformista che non scontenterà nessuno, secondo un ecumenismo elementare che scioglie tutti i nodi e mette a posto tutte le tessere del puzzle.Un film chiuso in se stesso e nel 'Fabio Volo mondo' come in una sorta di autarchia linguistica e tematica che non lascia filtrare tracce di mondi altri. Un film assolutorio che celebra la 'leggibilità' come qualità e infila un dialogo increscioso intorno agli ebrei, ai nazisti e al gas venefico.

tres              


INFEDELE PER CASO (Josh Appignanesi)

Locandina Infedele per caso













Un film di Josh Appignanesi. Con Omid Djalili, Matt Lucas, Richard Schiff, Archie Panjabi, Miranda Hart.
Titolo originale The Infidel. Commedia, durata 105 min. - Gran Bretagna 2010. - Mikado

Mahmud Nasir è un musulmano che vive a Londra con la moglie e i due figli. Pur essendo intimamente devoto non è un praticante impeccabile, cede ai piaceri dell'alcool, a un linguaggio colorito e salta buona parte delle preghiere obbligatorie ma, in previsione del matrimonio del figlio più grande con la figliastra di un leader integralista, si prepara a dimostrarsi un vero musulmano, per ottenere la benedizione del futuro consuocero e far felice la sua famiglia. Peccato però che, proprio negli stessi giorni, Mahmud scopra per caso di essere stato adottato e, soprattutto, di essere nato ebreo, sotto il nome di Solly Shimshillewitz.
Più che investito da una reale crisi di identità, il protagonista di Infedele per caso , che conosciamo all'indomani della morte della madre (adottiva), si ritrova disposto a tutto pur di incontrare il vero padre, così che nel film si sovrappongono con profitto almeno tre linee narrative, tutte al maschile, che hanno a che fare con la figura del padre, terreno o divino che sia.
Dopo aver studiato serissimamente la comunità degli ebrei ortodossi del nord di Londra, in "Song od Songs", col secondo lungometraggio Josh Appignanesi torna a parlare di orgoglio e pregiudizio semita in modo politicamente ultrascorretto ma indubbiamente divertente. Nonostante stia ben più attento ad applicare la satira al mondo musulmano mentre non alleggerisce la mano con ciò che riserva al popolo eletto, trova nell'interpretazione del protagonista, Omid Djalili, un corpo e uno "spirito" effettivamente adatti per entrambe le fedi, così che le sequenze in cui Mahmud si guarda allo specchio trasmettono alla perfezione il messaggio del film, senza bisogno di parole. Restando sul piano attoriale, va aggiunto che la strana coppia che Djalili forma con Richard Schiff, nei panni del suo sciatto pigmalione Lenny Goldberb, un tassista ebreo alcolizzato, lasciato dalla moglie e arrabbiato col mondo, dà luogo a un duetto divertente e credibilissimo. Se la commedia sulle differenze culturali è ormai un piccolo genere, per giunta nel suo momento d'oro, non tutte valgono la pena di esser viste come questa e poche contengono lo stesso numero di battute di qualità e di situazioni comiche indovinate. Si intuisce il divertimento di David Baddiel in fase di scrittura senza che si avverta l'esistenza di un percorso narrativo precotto, eccezion fatta per il finale nella moschea, necessario ma un po' sprecato, di certo perfettibile.

tres

IRINA PALM, IL TALENTO DI UNA DONNA INGLESE (Sam Garbarski)

Locandina Irina Palm












Un film di Sam Garbarski. Con Marianne Faithfull, Miki Manojlovic, Kevin Bishop, Siobhan Hewlett, Dorka Gryllus,  Jenny Agutter, Corey Burke
Drammatico, durata 103 min. - Belgio, Lussemburgo, Gran Bretagna, Germania, Francia 2007. - Teodora Film uscita venerdì 7 dicembre 2007

Siamo nelle campagne attorno a Londra. Maggie ha un nipotino gravemente ammalato e in procinto di morire. Solo un'operazione in Australia può salvarlo ma i genitori non hanno il denaro necessario per il viaggio. Maggie va nella capitale a cercare lavoro ma per lei, donna sulla sessantina, non ci sono offerte. Decide allora di tentare con una proposta di assunzione come hostess. La prestazione però non è quello che lei, ingenuamente, crede. Dovrà masturbare i clienti di un locale porno i quali non avranno la possibilità di vederla. La donna, pensando alla salvezza del nipote, accetta nonostante tutto. Affinerà a tal punto la propria abilità nel 'lavoro' da diventare la mano più richiesta dai clienti, che faranno la fila per 'Irina Palm'.
Questo film di Sam Garbarski è la prova che si può fare un film natalizio (l'azione si svolge a dicembre) e ricco di umanità pur affrontando un percorso scabroso. Lo si può fare quando si hanno a disposizione due attori come Marianne Faithful e Miki Majnolovic. La Faithful, ex bellissima ninfa egeria della generazione cresciuta con i Rolling Stones, offre la sua fisicità totalmente trasformata a un personaggio di donna semplice, spinta da un amore che solo una nonna può conoscere. La volgarità del suo agire si trasforma in una routine che non solo è rivolta a un buon fine ma che, al contempo, la rende consapevole di un appeal che pensava di non avere più. Majnolovic (attore di Kusturica) utilizza il suo volto cupo per dare concretezza a un personaggio (quello del proprietario del locale porno) sicuramente idealizzato ma che la sceneggiatura sa servire con abilità. Si sorride, si ride e ci si commuove con Irina Palm. Così una volta tanto, si spera, anche i critici più severi potranno lasciarsi andare e non contrastare quel tanto di 'buonismo' che lo script contiene. Se non lo ha fatto la trasgressiva Faithful perchè dovremmo farlo noi?

tres

LUI PORTAVA I TACCHI A SPILLO (Bertrand Blier)



Un film di Bertrand Blier. Con Miou-Miou, Gérard Depardieu, Michel Blanc Titolo originale Tenue de soirée. Commedia, durata 82' min. - Francia 1986

Monique si prostituisce e mantiene Antoine. Nella vita scialba e miserella della coppia un giorno piomba il gigantesco Bob, un ladro che li associa alla sua profittevole attività e che, omosessuale, riesce a conquistare Antoine.
La storia è classica: A ama B che vorrebbe essere amato da C che, invece, si è follemente innamorato di A e lo seduce. C'è un piccolo particolare, però: A e C sono uomini e A s'identifica tanto nella sua condizione di "donna" da sognare di diventare madre. In questa inquietante commedia grottesca Blanc (premiato a Cannes) è straordinario: tiene testa a due compagni assai bravi e li supera con la finezza del lavoro di composizione. Sulla linea provocatoria di I santissimi (1974) Blier ha fatto un film sull'omosessualità divertente, non pesante né volgare. Non è poco.
Kapu

EVITA ( Alan Parker)

Locandina Evita













Un film di Alan Parker. Con Madonna, Antonio Banderas, Jonathan Pryce Biografico, durata 133' min. - USA 1996

Argentina, 1926, la piccola Eva Duarte assiste al funerale del padre naturale. Buenos Aires 1952, muore l'amatissima regina dei descamisados, Evita Perón, all'età di 33 anni. Tratto dal celebre musical (1976) di Tim Rice e Andrew Lloyd Webber, sceneggiato dal regista con Oliver Stone, è uno dei film più ruffiani usciti negli anni '90 dalla fabbrica hollywoodiana dei sogni, con i goffi tentativi degli autori di prendere le distanze "storiche" dai coniugi Perón e dal fenomeno peronista attraverso il personaggio di A. Banderas (qui innominato, mentre a teatro si chiamava Che Guevara), proteiforme Grillo Parlante. Eppure, presi uno per uno, molti degli ingredienti di questo musical dal premeditato e sottolineato teatralismo non sono spregevoli. Stile musicale eclettico con la celebre "Don't Cry for Me, Argentina", ossessivamente ripetuta, una canzone nuova _ "You Must Love Me" _ che ebbe la consolazione di un Oscar, un po' di rock, uno spolvero di jazz, un inno marziale e, ovviamente, il tango. Anche come cantanti, gli attori se la cavano. Senza una parola di dialogo.

tres

LA VOCE DELLA LUNA (Federico Fellini)

Locandina La voce della luna













Un film di Federico Fellini. Con Roberto Benigni, Paolo Villaggio, Nadia Ottaviani, Marisa Tomasi, Angelo Orlando, Sim, Susy Blady, Dario Ghirardi, Dominique Chevalier, Nigel Harris, Vito, Ettore Geri, Giordano Falzoni, Luciano Manzalini, Giovanni Javarone, Francesco Gabriele, Franco Javarone, George Taylor, Uta Schmidt, Stefano Antonucci, Patrizio Roversi, Chevalier, Angela Parmigiani, Andrea Azzarito, Eraldo Turra, Ferruccio Brambilla, Lorose Keller, Jerri Flagello, Silvana Strocchi
Fantastico, durata 118' min. - Italia 1990.

Il mite mattocchio Salvini, convinto che in fondo ai pozzi di campagna esistano messaggi misteriosi, trova un compagno di vagabondaggi nel patetico e paranoico Gonnella, prefetto in pensione, convinto di essere vittima di un complotto. È l'ultimo e il più sconsolato film di Fellini (anche il 1° ispirato a una fonte letteraria contemporanea: Il poema dei lunatici, 1987, di Ermanno Cavazzoni), e non soltanto per i temi di morte, follia, vecchiaia, solitudine. Di costruzione frammentata e di disordinata ricchezza inventiva (la moglie-vaporiera, la gnoccata, la discoteca e il valzer), è un desolato commento sulla volgarità e l'abominio del tempo presente, una fiaba contro il rumore di fondo e sulla necessità del silenzio. Nastro d'argento alla musica di Nicola Piovani.AUTORE LETTERARIO: Ermanno Cavazzoni

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I FIGLI DELLA VIOLENZA (Luis Buñuel)



Un film di Luis Buñuel. Con Miguel Inclan, Estela Inda, Alfonso Mejia, Roberto Cobo, Alma Delia Fuentes Titolo originale Los olvidados. Drammatico, Ratings: Kids+16, b/n durata 88' min. - Messico 1950

Vita misera, imprese criminali e morte di alcuni ragazzi in un quartiere povero di Città del Messico.
A Città del Messico, Jaibo è il leader di una banda di giovani teppisti appena uscito dal riformatorio. Pedro è un teppista come lui, ma con qualche voglia di riscatto. 
"Los olvidados" ("I figli della violenza", Palma d'oro a Cannes) è il terzo film messicano di Luis Bunuel, che attinge dagli archivi della polizia criminale per offrirci la verità di un paesaggio urbano di desolante miseria e indicibile crudeltà umana. Bunuel ci propone l'infanzia negata, quella che degenera facilmente in atti delinquenziali e lo fa precisando il suo intento sociale (parlò di "film di lotta sociale") con l'accuratezza analitica dello studioso e la geniale fantasiosità di un mistificatore nato delle realtà di fatto. Los olvidados, i dimenticati, sono tali perchè si riconoscono solo tra loro, sanno di essere sconosciuti fuori dal loro mondo, estranei per quel centro che ne ha funzionalmente decretato la nascita e ipocritamente sancito la degenerazione sociale. Si sopravvive al suo interno solo se si è solidali l'un l'altro, perpetuando in eterno un corporativismo alimentato dal cieco e inconsapevole istinto di sopravvivenza. Ogni barlume di luce che si insinua in esso, ogni accenno di umanità che contrasta con un destino segnato dalla violenza, si trasforma inevitabilmente in tragedia. Si colora di nero come l'animo di chi è nato sputando miseria.“I figli della violenza" ha certamente assonanze col movimento neorealista, ma l’autore spagnolo piega il tutto alle sue esigenze stilistiche, equilibrando con maestria il realismo dello sguardo e delle finalità sociali con la surreale fascinazione dei mezzi espressivi. Bunuel fissa l’assoluta mancanza di alternative legali per questi figli della violenza senza scadere nell’improduttiva commiserazione dell’emarginato sociale. Coglie la ferocia che anestetizza la ricerca d’amore senza essere moralista. E’ nel contingente ma si pone anche oltre di esso seguendo fedele il solco già tracciato dalla trama spiccatamente surrealista dei suoi lavori precedenti. L’uso della componente onirica (i sogni di Pedro e l’allucinata sequenza finale) e di quella mitica (la presenza emblematica del cieco, una sorta di mostro arcaico che catalizza verso di se le vicende di tutta la varia umanità che popola il film), unito alla ridondante rappresentazione della crudeltà umana, conducono il film oltre la pura descrittività della realtà fattuale per seguire lo shema tipicamente bunualiano di negare il reale nel momento stesso in cui ce lo sta mostrando, di cospargerlo di segni e simboli per orientarlo verso la surreale plausibilità della vita. Questo è il modo di fare cinema del maestro spagnolo ed è questo, probabilmente, l’elemento capace di sottrarlo da ogni vincolo spazio temporale. Per renderlo eternamente bello ed eternamente in lotta contro l'ordine costituito.
Kapu

ALICE NON ABITA PIU' QUI (Martin Scorsese)

Poster Alice non abita più qui  n. 1













Un film di Martin Scorsese. Con Ellen Burstyn, Kris Kristofferson, Diane Ladd, Lane Bradbury, Lelia Goldoni, Laura Dern, Harvey Keitel, Jodie Foster, Billy Green Bush, Vic Tayback, Valerie Curtin, Murray Moston, Mia Bendixsen, Harry Northup, Alfred Lutter III, Ola Moore, Martin Brinton, Dean Casper
Titolo originale Alice Doesn't Live Here Anymore. Commedia, durata 113' min. - USA 1975

Rimasta vedova con un figlio a carico, Alice decide di tornare a Monterey, guadagnandosi la vita con la sua vecchia professione di cantante. Scorsese on the road al seguito di E. Burstyn (che ebbe meritatamente l'Oscar), attraverso l'America provinciale delle autostrade. Un tema vecchio trattato in modi nuovi.

tres

AMERICA OGGI (Robert Altman)

Locandina America oggi













Un film di Robert Altman. Con Anne Archer, Jack Lemmon, Madeleine Stowe, Lily Tomlin, Tim Robbins, Matthew Modine, Tom Waits, Buck Henry, Andie MacDowell, Fred Ward, Peter Gallagher, Bruce Davison, Julianne Moore, Chris Penn, Jennifer Jason Leigh, Robert Downey Jr., Frances McDormand, Lori Singer, Lyle Lovett, Huey Lewis
Titolo originale Short Cuts. Drammatico, durata 188' min. - USA 1993.

Da 9 racconti (e dalla poesia Lemonade: l'episodio con Jack Lemmon) di Raymond Carver. Nella sua mescolanza di generi e di toni questo grande capitolo della saga americana di Altman è una commedia umana dove si può trovare di tutto, come nella vita. Come Carver _ di cui sviluppa i racconti, modificandoli e allacciandoli l'uno all'altro _ il regista non interviene a commentare i fatti: si limita a raccontarli con lucidità, dolente partecipazione e una libertà che lascia allo spettatore la possibilità del giudizio. Si apre con un minaccioso volo di elicotteri e si chiude con una scossa di terremoto a Los Angeles, dove si svolgono le storie (ambientate da Carver a Seattle o Portland). C'è chi ha trovato quest'affresco troppo amaro, impietoso, disperato. Altman non ha bisogno di alzare la voce per fare l'apocalittico. America oggi? Ma qui si parla anche di noi. Leone d'oro 1993, ex aequo con Tre colori-Film Blu di Kieslowski, e una Coppa Volpi straordinaria al complesso degli interpreti.AUTORE LETTERARIO: Raymond Carver

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mercoledì 26 giugno 2013

A WONG FOO, GRAZIE DI TUTTO, JULIE NEWMAR (Beeban Kidron)

Locandina A Wong Foo, grazie di tutto, Julie Newmar












Un film di Beeban Kidron. Con Patrick Swayze, Wesley Snipes, Stockard Channing, John Leguizamo, Blythe Danner, Arliss Howard, Jason London, Chris Penn, Melinda Dillon, Beth Grant, Alice Drummond, Marceline Hugot, Jennifer Milmore, Jamie Harrold, Mike Hodge
Titolo originale To Wong Foo, Thanks for Everything, Julie Newmar. Commedia, Ratings: Kids+13, durata 105' min. - USA 1995

Tre drag-queens (omosessuali travestiti) partono in Cadillac da New York verso Los Angeles, ma durante una sosta forzata fanno amicizia con un gruppetto di donne e impartiscono a tutti una lezione di tolleranza. B. Kidron, su sceneggiatura di Douglas Carter Beane (in parte simile a Priscilla, la regina del deserto, 1994), governa con brio, tatto e sensibilità una fiaba comica alla Capra. Affiatata compagnia di attori con uno spassoso trio di protagonisti tra cui spicca P. Swayze. La costumista Marlene Stewart contribuisce alla bella sequenza in rosso della festa delle fragole.

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ADDIO MIA CONCUBINA (Chen Kaige)

Locandina Addio mia concubina












Un film di Chen Kaige. Con Leslie Cheung, Zhang Fengyi, Gong Li Titolo originale Bawang bieji. Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 170 min. - Cina, Hong Kong, Taiwan 1993.

Il titolo è preso da un'opera cinese dei primi del Novecento, scritta da Mei Lanfang. Il regista cinese Chen Kaige vive a New York, trapiantato da vero intellettuale. E il film, un affresco politico nascosto sotto la patina del melodramma, media la cultura cinese con lo stile registico occidentale. Non è certo una pecca, specialmente se il risultato, come in questo caso, è lusinghiero. Due bambini diventano amici mentre apprendono la durissima arte dell'attore. Infatti in Cina per calcare il palcoscenico si deve sottostare a regole durissime. Una volta scelti come attori per una famosa opera con protagonisti un re e la sua concubina le loro vite cambiano. L'attore che interpreta il personaggio femminile si immedesima a tal punto da diventare geloso e pericoloso quando l'amico si innamora di una prostituta. Tra intrecci politici e sentimentali si giunge alla tragedia. Bravi tutti gli interpreti principali, soprattutto Leslie Cheung e Gong Li, e una lode al direttore della fotografia, Gu Changwei.

tres

AL DI LA DEI SOGNI (Vincent Ward)

Locandina Al di là dei sogni











Un film di Vincent Ward. Con Robin Williams, Cuba Gooding Jr., Annabella Sciorra, Max von Sydow, Jessica Brooks Grant, Josh Paddock, Rosalind Chao, Lucinda Jenney, Maggie McCarthy, Wilma Bonet, Matt Salinger, Carin Sprague, June Carryl, Paul P. Card IV, Werner Herzog
Titolo originale What Dreams May Come. Fantastico, Ratings: Kids+13, durata 110' min. - USA 1998.

Quattro anni dopo la morte dei due figli in un incidente stradale anche il medico Chris Nelsen (R. Williams) muore allo stesso modo e si ritrova in un bizzarro aldilà, popolato da quadri dipinti o restaurati dalla moglie Annie (A. Sciorra). Lo spirito di Albert (C. Gooding Jr.) lo informa che non potrà mai più incontrarla perché, disperata, si è data la morte. Chris non si rassegna. Opus n. 5 del neozelandese V. Ward (1956), il primo realizzato a Hollywood con grandi mezzi messi a disposizione dalla Polygram, ispirato a un romanzo di Richard Matheson (1926) e sceneggiato da Ron Bass. È un film bifronte. Affascinante o almeno stupefacente sul piano visivo, e visionario, con rimando alla pittura di V. Van Gogh, i fauves, D.C. Friedrich, J. Martin, Doré e fantastiche scenografie simbolistiche (Eugenio Zanetti), ma insopportabile nel resto per il suo ciarpame ideologico alla New Age, dialoghi di profonda banalità psicoanalitica, cadute di gusto, simbolismo di terza mano con M. von Sydow/Caronte, C. Gooding Jr./Virgilio e il povero R. Williams/Dante all'inferno.AUTORE LETTERARIO: Richard Matheson

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A CIASCUNO IL SUO (Elio Petri)



Un film di Elio Petri. Con Gian Maria Volonté, Irene Papas, Gabriele Ferzetti, Mario Scaccia, Luigi Pistilli, Salvo Randone, Laura Nucci, Luciana Scalise, Valentino Macchi, Leopoldo Trieste
Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 99' min. - Italia 1967.  

Onesto laureato di provincia, intellettuale di sinistra, scopre il mandante di un duplice delitto in Sicilia. Pur senza fare un confronto tra il libro (1966) di Sciascia e l'adattamento di Ugo Pirro e Petri, c'è da dire che nel film l'ambiguità, il pessimismo di fondo, le consolazioni che vengono dal piacere amaro dell'intelligenza sono sostituiti da un linguaggio aggressivo con forzature ottiche e sonore che possono infastidire. Uno dei primi film italiani sulla mafia e il 1° dei 4 film di G.M. Volonté (premiato con il Nastro d'argento) tratti da L. Sciascia. Colonna sonora di Luis Bacalov.AUTORE LETTERARIO: Leonardo Sciascia

tres              

ECCE BOMBO (Nanni Moretti)

Locandina Ecce bombo












Un film di Nanni Moretti. Con Nanni Moretti, Fabio Traversa, Luisa Rossi, Lina Sastri, Glauco Mauri,
Commedia, durata 103 min. - Italia 1978.

Michele è nevrotico, scontroso, assolutista. Ha una fidanzata, Silvia, che lavora nel mondo del cinema, e tre amici: Goffredo, svogliato studente universitario, Mirko, angosciato dal futuro della società e Vito, pigro impiegato. Il gruppo di amici vive a Roma, facendo cose e vedendo gente, parafrasando un'ormai frase cult del film, alla ricerca di una posizione all'interno del mondo che li faccia sentire adeguati e quanto meno sereni.
È il secondo film diretto e interpretato da Nanni Moretti, dopo Sono un autarchico. È il 1978 quando Moretti dirige Ecce bombo: sono i difficili e tesi anni di piombo; una settimana dopo la prima assoluta del film verrà assassinato Aldo Moro. E Moretti, con questo film che sicuramente rappresenta una delle prove migliori della sua lunga e prolifica carriera, inizia a indagare la psiche umana e la società, anzi la psiche umana indissolubilmente legata alla società in cui vive, con i suoi inevitabili cambiamenti. Con una cifra stilistica già ben delineata e tratteggiata: una regia rigorosa e asciutta, un'attenzione particolare all'interpretazione, un inserimento della storia nel contesto storico, sociale e politico di sempre partecipata attenzione.
E così Michele Apicella diventa Nanni Moretti: antipatico, asociale, tendenzialmente polemico e impregnato di mille tic e manie; un uomo che s'interroga sull'Italia in cui vive, facendone negli anni uno spesso impietoso ritratto. In Ecce bombo c'è infatti già molto della poetica morettina: l'abisso generazionale e la conseguente incapacità comunicativa, un mondo opaco e a volte ambiguo che mal protegge i suoi abitanti, un'ineluttabile tendenza all'individualismo che dà alle persone un senso di straniamento e di spaesamento, la già accennata precarietà, la difficoltà nell'iniziare a vivere in città che lentamente si fanno metropoli. E così Moretti s'incanala in quella cinematografia dell'iperrealismo, andando a scavare fra le vie, le pieghe e le piaghe della società e dell'uomo.

tres              

BROKEN FLOWERS (Jim Jarmusch)

Locandina Broken Flowers












Un film di Jim Jarmusch. Con Bill Murray, Jeffrey Wright, Sharon Stone, Frances Conroy, Jessica Lange,
Commedia, durata 105 min. - USA 2005. uscita venerdì 2 dicembre 2005.

Don Johnston, scapolo impenitente sulla sessantina, viene lasciato dalla sua ultima conquista. Contemporaneamente riceve una lettera anonima in cui una sua ex compagna gli rivela che il figlio ormai diciannovenne avuto da lui si e' messo sulle sue tracce.L'amico Winston, detective dilettante, lo spinge a chiarire il "mistero". Don parte così controvoglia alla ricerca della possibile mittente. Avrà modo di confrontarsi con una parte del suo passato e di riflettere sul presente.
Bill Murray offre a Jim Jarmusch quella maschera che, da Lost in Translation in poi, lo caratterizza in interpretazioni assolutamente ineguagliabili..Gli incontri con le donne del suo passato (tra cui spicca, per sobrietà e profondità di interpretazione, Sharon Stone) gli permettono di rivisitare il ruolo di seduttore che gli si è appiccicato addosso ma, soprattutto, di percepire come lo scorrere del tempo muti profondamente l'immagine interiore che ci si costruisce sulle persone e che si vorrebbe immutabile. È un gioco di specchi quello che si sviluppa tra Don e le sue ex compagne. Un gioco in cui ciò che appare dell'altro sconcerta, spiazza, obbliga ad abbandonare facili semplificazioni. È un on the road dell'anima quello che Jarmusch ha costruito attraverso piccoli tocchi di regia, sguardi, atmosfere, emozioni trattenute e cose non dette. Un viaggio che il pubblico farà bene a compiere con lui.

tres              

ALBA TRAGICA (Marcel Carné)

Locandina Alba tragica

















Un film di Marcel Carné. Con Jules Berry, Jean Gabin, Arletty, Bernard Blier, Jacques Baumer, Mady Berry, René Génin, Arthur Devère, René Bergeron, Marcel Pérès, Germaine Lix, Gabrielle Fontan, Jacqueline Laurent
Titolo originale Le jour se lève. Drammatico,   b/n durata 93' min. - Francia 1939.

Ucciso un rivale in amore, l'operaio François si barrica nella propria stanza, assediato dalla polizia e rivive la sua storia. Una delle vette del realismo poetico francese prebellico. Determinante l'apporto dei dialoghi di J. Prévert alla sceneggiatura di Jacques Viot in questo film assai concreto, eppur ricco di echi simbolici che non contraddicono l'impianto realistico dell'azione. "... ci ha sorpreso come una voce amica nel deserto" (E. Flaiano, 1940). Tutto concorre alla felicità creativa del risultato complessivo: il bianconero di Curt Courant, le scenografie di A. Trauner, la recitazione. Ma è straordinario l'uso del materiale plastico: le sigarette, l'orsacchiotto, la rivoltella, la sveglia, fotografie, cappelli, cartoline, mobili, fiori, ecc. Influenzò il cinema "nero" americano degli anni '40. Rifatto a Hollywood nel 1947: La disperata notte.

tres              

21 GRAMMI (Alejandro González Iñárritu)

Locandina 21 grammi












Un film di Alejandro González Iñárritu. Con Sean Penn, Benicio Del Toro, Naomi Watts, Clea Duvall, Danny Huston, Charlotte Gainsbourg, Eddie Marsan, Melissa Leo, Denis O'Hare
Titolo originale 21 Grams. Drammatico, durata 125 min. - USA 2003.

Middle America. Un ex malavitoso Jack Jordan (Benicio Del Toro) torna a casa in macchina per la festa del suo compleanno. Troppo veloce in una curva investe e uccide un padre con le sue 2 bambine. Nonostante la sua sofferenza, Cristina (Naomi Watts) concede il dono del cuore di suo marito. Il felice beneficiario di questo dono, Paul (il bravissimo Sean Penn) rinasce una seconda volta e si allontana da sua moglie (Charlotte Gainsbourg) per andare alla ricerca della donna che il suo nuovo cuore aveva amato fino all'incidente.
Ecco presentato in lineare la trama di un film denso che ruota, come fa il montaggio, intorno alle vicende devastanti dei 3 protagonisti che provano a ritrovare il senso della loro vita. Scavando profondamente nel dramma, il film tratta di molti (troppi) argomenti: fanatismo religioso, inseminazione artificiale, dono di organi, aborto, vendetta, ingiustizia della sorte, moralità, paura della morte e peso della propria vita: 21 grammi (dicono che sia il peso che perdiamo al momento della morte!) nella bilancia con il peso della vita dei propri cari. Interpretato magistralmente dai 3 protagonisti, questo film ricco di emozioni drammatiche sconcerta di sicuro ma non lascia indifferenti. Resta però una domanda: 21 grammi è (s)montato senza logica temporale per metterci nella stessa confusione mentale dei 3 personaggi principali (come nel film Memento) o per dare un tocco originale ad un film con dei temi che non lo sono più?

tres              

JULES E JIM (François Truffaut)

Locandina Jules e Jim












Un film di François Truffaut. Con Jeanne Moreau, Oskar Werner, Henri Serre, Vanna Urbino, Boris Bassiak,  Anny Nelsen, Sabine Haudepin, Marie Dubois, Michel Subor, Danielle Bassiak, Elen Bober, Pierre Fabre, Dominique Lacarrière, Bernard Largemain, Kate Noelle, Jean-Louis Richard, Michel Varesano, Christiane Wagner, Nike Arrighi
Titolo originale Jules et Jim. Drammatico, b/n durata 100 min. - Francia 1962.

Dal romanzo di Henri-Pierre Roché. Parigi 1907. Jules, francese, e Jim, austriaco, sono molto amici. Conoscono Catherine, ambigua, affascinante, imprevedibile. I tre diventano inseparabili. Il sentimento si evolve. A tre. Catherine sposa Jim e diventa amante di Jules. Le cose sembrano funzionare. Scoppia la guerra e i due si devono separare. Ma anche da lontano il collante Catherine funziona. I tre continuano a vivere quel legame. Finita la guerra la donna tenta la ricomposizione. Ma le cose sono cambiate, Jules ha ceduto, ha un'altra, addirittura. Catherine, che non si rassegna, alla fine decide di annegare in macchina insieme a Jules, che ha "tradito". Uno dei manifesti della Nouvelle Vague e della trasgressione femminile. La donna conduce sempre la situazione, è lei al centro del sistema e si permette tutto. Passeggia con i suoi due uomini vestita da uomo, coi baffi. La Moreau, che canta la canzone Le tourbillon, divenne uno dei grandi segnali della mitologia femminile di quel decennio. Nel 2002 Jules e Jim è stato ridistribuito nel circuito delle sale, con grande promozione. Davvero un'iniziativa inconsueta, che ha riguardato pochissimi titoli. La riproposta è servita a capire che il film è un magnifico esercizio grafico che ha smarrito quasi tutta la linfa vitale e la realtà. Catherine è un disegno, una proposta letteraria valida in quel momento. Il disegno è sbiadito, la letteratura manca della fase introspettiva, che rimane nel libro e lo rende un po' più credibile del film. Il tempo ha davvero giocato contro. Jules e Jim rimane soprattutto un riferimento di studio, di accademia, di nostalgia. Emerge la tendenza francese dell'originalità a oltranza, dell'imprevedibilità a tutti i costi, del terrore di essere normali. La Moreau fu personaggio antipatico, magari odioso ai non trasgressivi. Ma un'eroina.

tres

PICCOLE BUGIE TRA AMICI (Guillaume Canet)

Locandina Piccole bugie tra amici












Un film di Guillaume Canet. Con François Cluzet, Marion Cotillard, Benoît Magimel, Gilles Lellouche, Laurent Lafitte, Jean Dujardin, Valérie Bonneton, Pascale Arbillot, Anne Marivin, Louise Monot, Joel Dupuch, Hocine Merabet
Titolo originale Les petits mouchoirs. Commedia, Ratings: Kids+13, durata 154 min. - Francia 2010. - Lucky Red uscita venerdì 6 aprile 2012

Dopo una notte brava in discoteca, Ludo ha un brutto incidente in moto e viene ricoverato d'urgenza in ospedale. I suoi migliori amici, dopo aver visto la gravità delle sue condizioni ma esser stati rassicurati dai medici sulle possibilità di recupero, decidono ugualmente di partire per l'annuale ritrovo a Cap Ferret. Là, Max, il più ricco ma anche il più pedante del gruppo, ha una villa dove tutte le estati invita gli amici di sempre a trascorrere qualche settimana fra vita di mare e gite in barca sull'oceano. La vacanza, anziché calmare gli animi, farà emergere tutte le nevrosi, le paure e le incomprensioni tenute nascoste da una vita.
Dal Grande freddo della generazione post-sessantottina di Lawrence Kasdan al caldo estivo della costa oceanica dei trenta-quarantenni parigini di oggi, le rimpatriate tra amici prevedono un programma puntuale come la giornata di un villaggio vacanze: segreti e bugie seguite da risate e lacrime al ritmo di una playlist dei brani più noti degli ultimi quarant'anni.
Prendendo ispirazione tanto dal nostalgismo agrodolce di Kasdan quanto dall'intimismo sentimentale di Claude Sautet, Piccole bugie tra amici si propone come una di quelle imprese corali in cui a un complesso processo di scrittura e di formazione dei caratteri deve corrispondere un gruppo di attori capaci di muovere i sentimenti e l'empatia degli spettatori. Da questo punto di vista, anche grazie all'impiego di tutti i migliori attori francesi della sua generazione, bisogna riconoscere che la commedia umana di Guillaume Canet raggiunge il suo scopo.Rimane da notare a che prezzo. Al suo terzo film, Canet palesa definitivamente una sindrome ossessiva da enfant prodige: la sua capacità di dirigere (bellissimo il piano sequenza d'apertura sull'incidente) non riesce a contenere né a salvare le sue sconfinate ambizioni. Nel precedente Non dirlo a nessuno era una trama gialla ridicolmente complicata a sacrificare un thriller teso e ben confezionato; in Piccole bugie tra amici sono (ancor più colpevolmente per un genere come il melodramma) certi passaggi innaturali e drammaturgicamente grossolani a non dare giustizia ai suoi personaggi. Pignoli, cinici, omofobi, ninfomani, ossessivi, codardi: i suoi personaggi sono tutti vittime di un narcisismo egoista che Canet non si sente di condannare fino in fondo, ma che decide redimere e di tamponare solo a suon di fazzolettini ricattatori.Così, se, in un certo senso, il personaggio che più dovrebbe somigliargli è quello dell'attore sciupafemmine Éric (Gilles Lellouche), in realtà finisce per comportarsi come il padrone di casa moralista Max (François Cluzet), invitando attori e spettatori ad assistere a una commedia umana in cui basta ridere e piangere a comando per salvarsi dall'egoismo di cui siamo (saremmo?) tutti colpevoli.

tres